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Mi ha mentito per tutto questo tempo Ho 42 anni. Io e Giulia siamo sposati da 16 anni, viviamo a Torino e abbiamo due figli. Fino al mese scorso ero convinto che il nostro fosse un matrimonio normale. Non perfetto, ovviamente. A volte litigavamo per i soldi. Altre volte passavamo settimane quasi senza riuscire a parlare davvero, tra il lavoro e i figli. Ma non avrei mai pensato che si stesse preparando a lasciarmi. L'ho scoperto per caso. Stavo cercando in casa i documenti dell'auto e ho aperto il cassetto dove Giulia tiene di solito le carte. Sotto alcune vecchie bollette c'era una busta. Dentro c'era un contratto d'affitto. L'indirizzo non era il nostro. Il nome era quello di mia moglie. La data di ingresso era dodici giorni dopo. All'inizio ho pensato che mi stesse sfuggendo qualcosa. Forse era un appartamento per sua madre o per sua sorella. Poi ho visto la stampa di una conversazione con il proprietario: “Sì, resta tutto come concordato. Tuo marito non lo sa ancora.” Ho riletto quella frase diverse volte. Mentre io andavo al lavoro, cenavo con lei allo stesso tavolo e le chiedevo cosa servisse comprare all'Esselunga tornando a casa, mia moglie stava già preparando un'altra vita. Quella sera ho messo il contratto sul tavolo della cucina. — Cos'è questo? Giulia ha guardato i fogli e ha capito subito. — Dove l'hai trovato? — Che differenza fa? Cos'è? — È un appartamento. — Vedo che è un appartamento. A cosa ti serve? È rimasta in silenzio per una decina di secondi. Poi ha detto: — Perché ti lascio, Matteo. All'inizio non ho nemmeno capito davvero cosa intendesse. Le ho chiesto se ci fosse un altro. Ha detto di no. Allora perché? Non vivevamo nel lusso, ma non eravamo nemmeno in mezzo a una strada. Io lavoro nell'installazione e nella riparazione di impianti di climatizzazione. Giulia lavora come assistente contabile. Per il nostro vecchio trilocale paghiamo meno di quanto chiedono oggi per appartamenti simili a Torino, ma tra affitto, auto, bollette, spesa e le sp