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Giulia Romano с 2026-10-03 · картинка · 🇮🇹 итальянский
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Pensavo di lasciare mio figlio da solo solo per un’ora, ma quell’ora ha quasi distrutto la nostra vita. Mi chiamo Giulia Romano. Ho 36 anni. Vivo a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, insieme a mio figlio Matteo. Lui ha 4 anni. Fino a quel giorno pensavo che peggio di così non potesse andare. Ma mi sbagliavo. Due anni fa suo padre se n’è andato. Ha semplicemente raccolto le sue cose e ha detto che non ce la faceva più a vivere così. All’inizio prometteva di aiutare, poi ha iniziato a mandare soldi sempre più raramente, e negli ultimi mesi è proprio sparito. Sono rimasta sola. Lavoro all’Eurospin non lontano da Corso Giulio Cesare. Sistemo la merce, pulisco il punto vendita, a volte sto in cassa quando manca qualcuno. Non ho un contratto full time, quindi in un mese normale arrivo più o meno a 1.150–1.250 €. Se mi danno più turni, un po’ di più. Se ci sono pochi turni, conto semplicemente ogni euro. Il nostro appartamento è piccolo, vecchio, al piano terra. L’affitto è 680 € al mese. Più luce, gas, acqua, telefono, cibo, asilo, medicine, trasporti. Sulla carta sembra che io lavori e che tutto dovrebbe andare bene. Ma nella vita reale, dopo l’affitto e le bollette, spesso mi restavano 120–150 € fino alla fine del mese. Matteo andava all’asilo, ma non a tempo pieno. Quando mi mettevano i turni serali, pagavo la vicina, la signora Teresa, perché stesse con lui per qualche ora. È una brava donna, ma non è beneficenza neanche per lei. Negli ultimi due mesi le dovevo già 260 €. Anche con l’appartamento si era accumulato un debito. Prima un mese, poi una parte del secondo. Il proprietario ormai mi scriveva quasi ogni giorno: “Giulia, così non può continuare. O paghi, oppure cerco altre persone.” Leggevo quei messaggi al lavoro e mettevo semplicemente il telefono in tasca, perché non sapevo cosa rispondere. La settimana scorsa all’Eurospin si è ammalata una ragazza del turno serale. La responsabile mi ha chiamata e mi ha detto che se fossi uscita al post

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