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Quattro giorni fa in metro mi hanno strappato la borsa con dentro i soldi, c’era tutto quello che serviva per curare mia madre. Mi chiamo Giulia Romano, ho 33 anni. Vivo a Napoli, nel quartiere Sanità, insieme a mio figlio Matteo, che ha 9 anni. Non ho un marito. Con il padre di Matteo non stiamo più insieme da tempo, lui è andato al nord, a Modena, e aiuta solo quando se ne ricorda da solo. Lavoro in una piccola lavanderia vicino a Via Foria. Ufficialmente prendo 1.150 € al mese, a volte altri 40–50 € in più, se resto dopo il turno. L’affitto di una stanza con cucina costa 620 €, luce, gas, acqua, telefono, trasporti, scuola, cibo e alla fine del mese mi ritrovo quasi sempre a contare le monete nel portafoglio. Mia madre vive in un altro quartiere, vicino a Fuorigrotta. Ha 64 anni. Ha lavorato tutta la vita come donna delle pulizie, prima negli uffici, poi nelle case private. Negli ultimi mesi ha iniziato a dimagrire all’improvviso, era sempre stanca, diceva che era solo “l’età che ormai non è più quella”. E poi il medico ha detto: tumore all’intestino. Bisogna iniziare le cure in fretta. Ci hanno detto una cifra: 5.400 €. Per qualcuno è solo un numero. Per me erano due anni della mia vita. In banca avevo 4.900 €. Li avevo messi da parte 50 € alla volta, 80 € alla volta, a volte 100 €, quando riuscivo a prendere ore extra. Non compravo quasi niente per me. Mancavano 500 €. Mi ero messa d’accordo con una collega di lavoro che mi avrebbe dato quei soldi la settimana dopo. Le cure dovevano iniziare tra due settimane, e io pensavo solo a una cosa: l’importante era fare in tempo. Quattro giorni fa sono andata nella filiale Intesa Sanpaolo in Via Toledo e ho prelevato tutti i 4.900 € in contanti. Ho messo la busta nella borsa. Sono salita in metro alla stazione Toledo, andavo verso Garibaldi, per poi cambiare e andare da mia madre. Alla stazione Museo è successo tutto in pochi secondi. Le porte si sono aperte, la gente ha iniziato a scendere e salire, qualcun