"💔😤 29 EURO SULLA CARTA, MIO FIGLIO CON LE SCARPE VECCHIE E LA CASSIERA DEL CONAD CHE HA SUSSURRATO: 'TRANSAZIONE RIFIUTATA'" Ho pensato a lungo se scrivere questo. Perché ancora oggi mi vergogno a ricordare quella sera. Mi chiamo Eufemia Tagliaferri. Ho 33 anni, vivo a Torino, in zona Barriera di Milano, e cresco mio figlio da sola. Si chiama Leo. Ha otto anni. Per i turisti, Torino è la Mole Antonelliana, i portici, il cioccolato, i caffè storici e le foto davanti ai palazzi reali. Ma per me Torino è l'autobus che è di nuovo in ritardo. L'affitto che mangia metà dello stipendio. Le code al supermercato dopo il lavoro. E la paura costante che mio figlio chieda qualcosa di normale e io debba dire di nuovo: — Non oggi, amore. La prossima volta. Lavoro come commessa in un negozio di abbigliamento vicino a Porta Palazzo. Non un boutique. Un negozio normale. Piego magliette, appendo giacche, riordino i camerini dopo le clienti, sorrido quando dentro sono già vuota. Il mio stipendio è 1.280