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Ho 48 anni. Sono un medico anatomopatologo. Da ventitré anni eseguo autopsie sui corpi delle persone decedute. Tre mesi fa ho eseguito l’autopsia sul corpo di mia madre. Con le mie stesse mani. Sembra terrificante. Lo so. Ma devo raccontarvi che cosa ho trovato dentro di lei. Perché potrebbe salvare la vostra vita. Oppure quella di vostra madre. Di vostro padre. Di vostro marito. Mia madre aveva 74 anni. Negli ultimi tre anni si era spenta lentamente. In silenzio, come una candela esposta al vento. Tutto cominciò con la stanchezza. Una stanchezza totale, pesante. Al mattino si svegliava esausta, come se non avesse dormito affatto. Poi arrivò il gonfiore. Mangiava poco, ma aveva la pancia gonfia. Successivamente iniziò a dimagrire. Il viso era grigio, la pelle secca e sotto gli occhi erano comparse profonde occhiaie scure. Ogni giorno lavoro con i morti, eppure non mi accorsi di ciò che stava succedendo a mia madre mentre era ancora viva. Pensavo che fosse l’età. Aveva 74 anni. Che cosa potevo aspettarmi? La portai da diversi medici. Internista, gastroenterologo, endocrinologo. Analisi del sangue, ecografia, gastroscopia. Tutto risultava “nei limiti della norma per la sua età”. Le prescrivevano enzimi, vitamine e farmaci per proteggere il fegato. Ne prendeva a manciate. In tre anni spendemmo più di 2.800 euro tra medicinali, visite ed esami. Risultato: zero. Mia madre continuava a dimagrire. Perdeva peso. Cominciò a confondere le parole. Cadeva. Una notte mi telefonò: — Giorgio, vieni… Non riesco ad alzarmi. Andai da lei. Era sdraiata sul pavimento del corridoio. Aveva cercato di raggiungere la cucina per bere dell’acqua. Le gambe non le rispondevano. La portai a casa nostra. Negli ultimi quattro mesi visse con noi. Mia moglie si prendeva cura di lei. Tornavo dal lavoro, mi sedevo accanto a lei e le tenevo la mano. Lei sorrideva e diceva: — Non preoccuparti, figliolo. È soltanto la vecchiaia. Le credevo. Perché tutti gli esami erano puliti. Pe