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...Se non hai genitori potenti o agganci, per questo sistema sei solo una nullità. Mi chiamo Marco, ho 28 anni. Sono cresciuto in un istituto statale. Non conosco i miei genitori e per tutta la vita ho pensato che sarei rimasto solo per sempre. Finché non ho incontrato Giulia. Lei è diventata la mia famiglia, il mio ossigeno, il mio tutto. Faccio il postino in un quartiere uffici di Milano. Vivevamo con poco, ma eravamo assolutamente felici. Tre giorni fa la mia vita si è trasformata in un inferno. Giulia mi stava aspettando dopo il turno fuori dall'ufficio postale. All'improvviso un grosso SUV è piombato sul marciapiede. Al volante c'era il signor Conti, ubriaco fradicio e pezzo grosso dell'edilizia locale. L'impatto. Giulia è stata sbalzata contro un muro di mattoni. I medici dell'ospedale pubblico guardavano per terra. La diagnosi era devastante: un trauma spinale gravissimo. «Non possiamo fare niente. Se non la trasferite entro 48 ore in una clinica privata in Svizzera per un intervento di neurochirurgia complesso, rimarrà paralizzata dalla vita in giù per sempre». Il conto per l'aereo medicalizzato e l'operazione era di 72.000 euro. Sulla mia carta avevo 85 euro. La sera, nel corridoio dell'ospedale, è entrato Conti con fare spavaldo. Puzzava di alcol costoso. Mi ha guardato con disprezzo e ha buttato una grossa busta sulla panca. «Ci sono 10.000 euro qui dentro», ha detto ghignando. «Mi hanno detto che sei un orfano, un postino. Non hai nessuno, nessuno ti crederà se vai dalla polizia. Prendi sti soldi, compraci una bella sedia a rotelle per la tua ragazza e firma la rinuncia a qualsiasi richiesta di risarcimento. Non fare il furbetto. A questo mondo sopravvivono i più forti». Si è girato ed è andato via. Sono scivolato giù lungo il muro. Non riuscivo a respirare per le lacrime e l'impotenza. La mia ragazza rimarrà su una sedia a rotelle per sempre solo perché io non ho soldi e questo pezzo di merda sì. Nella mia borsa da lavoro c'era una rivista finanziaria l