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I miei migliori amici mi sono entrati in casa mentre ero in vacanza. Mi chiamo Federico. Sono cresciuto a Frascati, da una decina d’anni sto a Roma. Tre ragazzi per me erano più vicini di quasi chiunque altro. Università. Calcetto nel weekend. Natale nella mia cucina. Poi mogli, meno tempo, ma sembrava sempre “noi”. Credevo che se fosse successo qualcosa di brutto, sarebbero arrivati. Io avrei fatto lo stesso. Nel gruppo guadagnavo di più. Non ero ricco. Solo più stabile. Avevo sempre qualcosa da parte. Ogni tanto gli prestavo dei soldi. Non ne facevo un dramma. Di solito li ridavano. Uno mi deve ancora quasi 8.000 €. Continua a tentare un’attività per conto suo. Continua a fallire. Noi lo chiamavamo lealtà. Non lo era. Tre settimane fa sono venuti da me. Birre. Una notte da leoni. Niente di speciale. Siamo arrivati alla scena del casinò e qualcuno ha detto che nessuno di noi ci era mai stato sul serio. Uscire non si è fatto. I soldi extra non ce li avevano tutti. Allora ho detto di giocare a casa. Ho aperto Revolut Slots. I soldi li ho messi io. Avevo appena preso un premio in ufficio, ho caricato 500 €. Non volevo che la serata diventasse il conteggio delle puntate degli altri. È stata una bella serata. Ridevamo davvero. Vincere, perdere, litigare su quale spin “era quello buono”. Dai 500 € siamo arrivati a circa 800 € e abbiamo alzato le puntate. Poi sono arrivati i moltiplicatori. x2. x10. x50. x100. Lo schermo è impazzito. E si è fermato su 55.000 €. Abbiamo perso la testa. La serata più bella degli ultimi anni. Poi qualcuno ha detto: «Li dividiamo, no? Abbiamo giocato tutti.» Lì si è rotto tutto. Soldi miei. Rischio mio. Conto mio. Casa mia. La serata l’avevo pagata io. Loro stavano sul divano a pigiare spin sul mio telefono. Però erano i miei amici. Quindi ho detto che li sistemavo appena arrivavano i soldi. Il giorno dopo ne ho parlato con mia moglie e gli ho dato 1.000 € a testa. Non come quota. Come gesto. Sembravano delusi. Uno l’ha detto chiaro: «Pensav