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**💔😢 HO PASSATO TUTTO IL GIORNO A VENDERE VESTITI NUOVI DA OVS. E LA SERA MIO FIGLIO RIPARAVA LE SUE SCARPE DA GINNASTICA ROTTE CON LO SCOTCH, PER NON FARMI COMPRARE UN PAIO NUOVO.** Mi chiamo Martina Ricci, ho 33 anni e cresco da sola mio figlio Matteo, di otto anni, a Torino. Per chi non vive qui: di solito l’Italia viene raccontata come il Paese delle belle piazze, dei caffè accoglienti e delle persone che si godono un caffè al sole, senza fretta. Ma la mia realtà è completamente diversa: sveglia alle sei del mattino, autobus per andare al lavoro, turno da OVS in Via Roma e uno stipendio che divido tra le bollette ancora prima che mi venga accreditato. Ogni giorno aiuto i clienti a scegliere i vestiti, cerco le taglie giuste e piego i capi dopo che li hanno provati. I genitori comprano ai figli giacche nuove, jeans, diverse magliette alla volta. Io passo gli acquisti alla cassa, sorrido e chiedo se vogliono una busta. Poi, la sera, a casa, conto quanti giorni mancano allo stipendio. Con €1.250 al mese, quando cresci un figlio da sola e vivi in affitto, devi continuamente scegliere cosa pagare subito e cosa rimandare. L’affitto, salito a €720, la mensa scolastica di Matteo, la luce, il gas e i trasporti: i soldi finiscono già nei primi giorni del mese. Quella volta mi erano rimasti soltanto €25 sul conto fino alla fine del mese. Qualche mese prima avevo chiesto un prestito ad Agos per coprire le spese che si erano accumulate. Pensavo che, un po’ alla volta, ce l’avrei fatta. Ma un pagamento si aggiungeva all’altro. Poi è arrivato un sollecito per le rate arretrate. Il debito residuo era di €5.200. Avevo paura di aprire la posta. Quando chiamava un numero sconosciuto, prima fissavo lo schermo e solo dopo trovavo il coraggio di rispondere. Un martedì Matteo è tornato da scuola, si è tolto le scarpe da ginnastica e le ha messe davanti a me. La suola della scarpa destra era quasi completamente staccata. Il tessuto si era aperto su un lato. Il calzino er