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"Signora Rossi, ha 72 ore." Ricordo l'esatto momento in cui la mia vita è cambiata completamente. Mi chiamo Elena Rossi. Ho 37 anni. Vivo a Roma, nel quartiere di Torpignattara, con mio marito Marco e i nostri due figli, Sofia, che ha 9 anni, e Matteo, che ne ha 6. Io e Marco ci siamo trasferiti a Roma 10 anni fa da Foggia, un paese in provincia. Siamo arrivati con due valigie e la speranza di farcela in qualche modo. All'inizio prendevamo qualsiasi lavoro capitasse, magazzini, pulizie, lavoretti per le consegne. Qualsiasi cosa pur di rimetterci in piedi. Dopo tre anni ci siamo finalmente stabiliti. Ho trovato lavoro come amministrativa per una clinica privata, e Marco ha trovato posto come autista per una ditta di trasporti. Era una buona vita, tranquilla. E poi, 7 anni fa, abbiamo deciso di comprare casa. Un piccolo trilocale a Torpignattara per 175.000 euro. L'anticipo era basso, quindi le rate mensili venivano sui 820 euro. Era dura, ma ce la facevamo. Questa era la nostra vita. Fino all'estate del 2025. A giugno la clinica ha annunciato dei tagli al personale. Io sono stata una di quelle lasciate a casa. Ho iniziato a cercare lavoro subito, ma è venuto fuori che nel mio settore a Roma la situazione è disastrosa al momento. Ovunque vogliono o una formazione medica specifica, o giovani con pretese stipendiali minime. Ho fatto un sacco di colloqui, ma ogni singola volta sceglievano qualcun altro. All'ultimo mi hanno detto: "Le faremo sapere". So benissimo cosa significa. Marco si aggrappava a qualsiasi lavoretto, turni extra, corse di notte. Ma non bastava comunque per coprire i costi della vita a Roma. I pagamenti saltati hanno iniziato ad accumularsi. Un mese. Tre mesi. Otto mesi. La banca chiamava ogni singolo giorno. Poi sono arrivate le raccomandate. E infine l'ultimo avviso. Debito totale: 38.400 euro. Se non saldavo entro la scadenza, sarebbero partite le procedure legali e l'avviso di sfratto. E poi quelle parole: 72 ore. Ero in cucina, mi tre