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Mi sono trasferita a Milano inseguendo un sogno. Ma invece di trovare la vita che immaginavo, mi sono ritrovata con debiti, solitudine e appena 40 euro sul conto. Mi chiamo Harper Smith, ho 32 anni. Un anno e mezzo fa ho lasciato Orvieto, una piccola città dell’Umbria dove avevo vissuto praticamente tutta la mia vita, e mi sono trasferita a Milano. Ricordo perfettamente il giorno in cui sono arrivata. Sono uscita dalla stazione di Milano Centrale con una valigia enorme e sono rimasta ferma per qualche secondo davanti all’ingresso, cercando di rendermi conto che stava succedendo davvero. Persone ovunque, tram, taxi, palazzi enormi, rumore, gente che camminava velocissima… Era completamente diverso dalla tranquillità di Orvieto. In quel momento ero convinta che la mia vera vita stesse finalmente per cominciare. Prima di partire tutti mi dicevano: «Che fortuna, Harper. Vai a Milano. Lì ci sono tantissime opportunità.» E io ci credevo davvero. Avevo venduto alcune delle cose che possedevo, speso quasi tutti i miei risparmi e chiesto dei soldi in prestito a mia zia. Le avevo promesso che entro un anno avrei avuto un lavoro stabile, una sistemazione decente e che sarei riuscita a mantenermi senza chiedere aiuto a nessuno. Durante le prime settimane pubblicavo continuamente foto di Milano. Il Duomo. La Galleria Vittorio Emanuele II. I Navigli. Il Castello Sforzesco. Le passeggiate serali vicino a Porta Venezia. Da fuori sembrava che stessi vivendo esattamente la vita che avevo sempre desiderato. Nessuno conosceva la realtà. In realtà vivevo in una stanza minuscola nella zona di NoLo, non lontano da viale Monza. Era così piccola che tra il letto e l’armadio riuscivo a malapena a passare. Lo stendino quasi toccava il letto. D’estate dentro sembrava un forno e d’inverno le vecchie finestre lasciavano entrare aria fredda in continuazione. All’inizio continuavo a ripetermi: «È solo temporaneo. Tra poco le cose miglioreranno.» Ma non miglioravano. Ho c