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💔 SONO UNA BRAVA FIGLIA, MA A VOLTE MI SENTO UNA MADRE SBAGLIATA 💔 Mi chiamo Sara, ho 36 anni. Sono nata a Genova, ma ormai Napoli è casa mia. Da nove anni vivo a Fuorigrotta. Una città meravigliosa… ma dura. Qui i sogni costano, e gli errori si pagano il doppio. Ho un figlio, Matteo. Sette anni. La mia vita. E ho una madre. Che ancora oggi mi ripete: — «Senza famiglia non si va lontano.» E ha ragione. Ma nessuno dice mai una cosa: che a volte ti senti tirata da due parti. Da una parte figlia. Dall’altra madre. Sono venuta a Napoli per amore. Pensavo fosse l’inizio di tutto. Un anno dopo ero sola. Incinta. In un quartiere che non era il mio. Con un lavoro che copriva a malapena l’affitto. Lui mi disse: — «Non sono pronto.» E basta. Sparito. Mia madre mi chiamava ogni giorno. «Torna a Genova. Un bambino cresce meglio vicino alla famiglia.» Ma io sono rimasta. Per orgoglio. Per paura di fallire. Per dimostrare che ce la potevo fare. Ogni mattina è uguale: Mi preparo in silenzio. Porto Matteo a scuola. Vado in magazzino a sistemare e smistare bevande. Scatoloni. Bancali. Pistola scanner. La schiena a pezzi. Le mani rovinate. E quella voce dentro: “Non stai crescendo un figlio. Stai solo resistendo.” Quando faccio tardi al lavoro mi sento in colpa. Quando non salgo a Genova nel weekend mi sento in colpa. In Italia la madre è sacra. La figlia resta figlia per sempre. Non smetti mai. Una settimana fa Matteo stava disegnando. Un cane. Un parco. Una passeggiata. Mi fa: — «Mamma, quando lo prendiamo un cagnolino?» Mi si è fermato il cuore. Perché in quel momento non avevo nemmeno i soldi per comprargli scarpe nuove. Quella sera ero in cucina. Casa silenziosa. Il telefono illuminava il tavolo. Scorrevo per distrarmi. E ho pensato: Sono stanca di tirare avanti. Voglio respirare. Non per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ma per noi. Mi è uscita una pubblicità di un’app. L’ho chiusa. Poi è riapparsa. Ho letto i commenti. “Ho messo da parte 300 eu