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I MIGRANTI HANNO RAPITO MIA FIGLIA 🔴 Non avrei mai pensato che potesse succedere a me. A Ventimiglia se ne parla ovunque, a ogni angolo di strada, ma credi sempre che il tuo quartiere sia un posto tranquillo. Mia figlia Sofia ha dieci anni e quel giorno stava tornando da scuola da sola. Solo tre isolati, passando davanti ai soliti bar dove i vecchi bevono l'espresso fin dal mattino, ma nell’ora della controra via Giuseppe sembrava deserta. Sofia mi ha raccontato tutto dopo, soffocando tra i singhiozzi. Due uomini, trasandati, che parlavano una lingua gutturale mai sentita, le hanno sbarrato la strada. Uno ha iniziato a chiederle indicazioni, mentre l’altro le è arrivato alle spalle e ha afferrato lo zaino con una presa d’acciaio, cercando di trascinarla in un vicolo cieco tra i palazzi. Lei ha urlato, ma in quell'ora soffocante la città sembrava sorda. L’ha salvata Marco. Stava scendendo dalla macchina e, appena ha visto la scena, non si è limitato a gridare: si è lanciato in mezzo. Quei due, vedendo un uomo robusto, si sono dileguati all'istante nei labirinti della città vecchia. Quando sono arrivata sul posto cinque minuti dopo, Marco era seduto su una panchina con Sofia e le stava dando dell'acqua. Ero in preda a un attacco di isteria totale e, dopo tutti gli interrogatori in questura, non potevo non ringraziarlo. Quando mi ha proposto di bere un caffè insieme qualche giorno dopo, ho accettato senza esitazione. È venuto a prendermi con una Alfa Romeo Stelvio blu scuro nuova di zecca. La macchina brillava sotto il sole e c'era qualcosa di rassicurante in quella vista: un simbolo di stabilità che mi mancava da morire. Marco mi ha portata in un piccolo bar in collina, lontano dalla stazione e da quelle folle infinite di migranti. Lì, guardando il mare, sono crollata. Gli ho raccontato tutto: dei turni doppi in lavanderia, delle mani mangiate dai prodotti chimici e di quanta paura avessi di non riuscire nemmeno a comprare un paio di scarpe nuove a Sofia, per non p