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Non mi vergogno di essere un “padre cattivo, ma… Mi chiamo Cristian, ho 35 anni. Vengo dalla Romania e vivo in Italia da alcuni anni. Io e la mia famiglia ci siamo trasferiti qui in cerca di una vita normale — come molti altri. 🇷🇴✈️🇮🇹 Ora viviamo a Piacenza. Un piccolo appartamento: io, mia moglie Maria e due figli. Il maggiore ha 9 anni, la più piccola 6. Sono tutto ciò per cui esco di casa ogni giorno. 💛 Siamo una famiglia normale. Senza lusso, senza eccessi. A volte i soldi bastano, altre volte no. Più spesso no. Ogni mese è la stessa storia: affitto, bollette, scuola, trasporti, cibo. Le bollette arrivano regolarmente. La tranquillità — no. 😔 Lavoro in un magazzino logistico. I turni sono pesanti, spesso notturni. A volte consecutivi. Mi sveglio prima dell’alba, autobus, capannone freddo. Il nastro non si ferma nemmeno per un secondo. Scatole una dopo l’altra. La schiena mi fa sempre male, le mani sono stanche e le gambe, a fine turno, sembrano non essere più le mie. 💪📦 Ci sono giorni da 12–14 ore. Torno a casa al mattino, quando la città si sta appena svegliando. Nella testa — rumore, nel corpo — stanchezza. Voglio solo silenzio. 🕊 Maria di solito cucina qualcosa di semplice. I bambini fanno i compiti allo stesso tavolo dove mangiamo. Parliamo pochissimo — non perché non abbiamo nulla da dire, ma perché siamo stanchi. 🥺 Li guardo e penso a una sola cosa: lavoro tanto, ma sembra non bastare mai. 😞 Ho sempre voluto dare di più ai miei figli. Non qualcosa di straordinario — cose normali: vestiti decenti, buone scarpe da ginnastica, un regalo senza “magari la prossima volta”. Ma ogni volta dovevo scegliere: il necessario o il desiderato. 🎁👟 Col tempo ho notato che il maggiore non chiedeva più nulla. Guardava soltanto — e taceva. 💔 Questo mi faceva più male di qualsiasi stanchezza. Un giorno siamo andati al centro commerciale. Si è fermato davanti alla vetrina con i palloni da calcio. Guardava a lungo uno — lucido, bello, chiaramente un desiderio. Vedevo ch