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🟢 36 ANNI, MAMMA SINGLE A ROMA. IERI SONO SCAPPATA IN LACRIME DALLA CASSA DEL SUPERMERCATO 🟢 Mi chiamo Sofia Conti, ho 36 anni e sto crescendo da sola mio figlio Matteo, di 8 anni, nel quartiere Centocelle a Roma. Per chi non ci vive, Roma è la città delle vacanze e della dolce vita. Ma per me la realtà è ben diversa: sveglia alle sei del mattino, attese infinite per gli autobus ATAC e uno stipendio da commessa in zona Via del Corso che vola via ancora prima di arrivare sul conto. Con 1.320 € al mese, a Roma non vivi affatto: provi soltanto a sopravvivere. Tra l'affitto del bilocale salito a 890 €, la mensa di Matteo, le bollette Acea e i 35 € fissi per l'abbonamento dei trasporti, i soldi spariscono nei primissimi giorni del mese. Mi rimangono in tasca appena 19 euro per tutto il resto. La situazione è precipitatata del tutto due mesi fa, quando ho ricevuto una raccomandata dal Tribunale di Roma: un'ingiunzione per un debito arretrato di 5.000 € con la banca, accumulato per coprire le spese dei mesi scorsi. Vivevo nel terrore costante che mi pignorassero lo stipendio o mi bloccassero il conto da un momento all'altro. Martedì scorso Matteo è tornato da scuola mostrandomi un volantino: "Mamma, la mia classe va al corso di nuoto. Costa 180 € con l'iscrizione... posso andarci anche io?" Ho guardato i suoi occhioni pieni di speranza e poi ho pensato a quei miseri 19 euro rimasti sulla PostePay. Gli ho accarezzato la testa e gli ho spiegato che questo mese proprio non potevamo. Matteo ha fatto un piccolo sorriso e ha risposto: "Tranquilla mamma, non fa niente, tanto il nuoto non mi piaceva." A soli 8 anni cercava già di proteggermi per non farmi stare male. Quel momento mi ha spezzato il cuore in mille pezzi. Il giorno dopo sono andata al Todis per prendere due cose essenziali per cena. Alla cassa, su un totale di 22,40 €, la mia carta ha dato errore: Fondi insufficienti. Mi mancavano solo 3,40 €, ma la carta è stata rifiutata. Dietro di me le persone hanno iniziat