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Ragazzi, c’è un momento che mi è rimasto in testa e non se ne va. Notte, saranno state più o meno le quattro. Quasi silenzio, luci forti, io seduto in corridoio senza muovermi. Ero talmente stanco che non avevo neanche voglia di tenere il telefono in mano. Apro l’app della banca: 64 euro. E mancavano ancora più di dieci giorni allo stipendio. E lì ti arriva proprio in faccia: ma come ci sono finito così? Mi chiamo Théo Laurent, ho 27 anni. Lavoro come OSS in un ospedale a Milano. E finché non ci sei dentro, da fuori non lo capisci davvero. Non è solo stanchezza. È che a fine turno ti senti proprio vuoto. Ti siedi due minuti e resti lì, fermo, senza neanche reagire. Io avevo iniziato con l’idea giusta: lavoro stabile, fare qualcosa di utile, avere un senso. Poi ti ritrovi che metà del tempo lo perdi in cose che con i pazienti non c’entrano niente: moduli, accessi, report, mail della direzione su budget e “ottimizzazione”. Fai una cosa, la carichi… non va bene. Rifai tutto. E nel frattempo il reparto è sempre corto di personale, ti chiamano da tutte le parti, non stai fermo un attimo. I turni sono un caos. Un giorno fai il giorno, dopo due sei già di notte. Turni lunghi, weekend, festivi… mangi quando capita, il caffè è sempre freddo, i piedi fanno male, la schiena pure. Entri che è buio, esci che è buio. A fine mese ti restano più o meno tra i 1.650 e i 1.750 euro. Stanza in affitto: 650 euro. Trasporti, spesa, bollette… e ogni tanto aiuto anche mia madre. E alla fine non resta mai niente. E la cosa peggiore non è neanche la fatica. È aprire l’app della banca dopo una giornata così e vedere che sei comunque in rosso. Dopo tutto quello che fai. Quella notte stavo lì a fissare lo schermo. Poi ho iniziato a scorrere il telefono, giusto per staccare un attimo. Mi è capitato sotto un post dove parlavano di un’app con cui provare a fare qualche soldo in più. Di solito queste cose le salto. Ma in quel momento ero proprio nel “vabbè, chi se ne frega”. Ho mess