MindX: DrаgоDоmains
🔴 NON MI VERGOGNO DI NON ESSERE UNA “MADRE PERFETTA” 🔴 Mi chiamo Lucia, ho 34 anni. Sono nata e cresciuta in Francia, a Lione. Sette anni fa ho fatto un passo che allora mi sembrava l’inizio di una nuova vita: mi sono trasferita in Italia. A Roma. La città dei sogni. La città che da ragazza mi sembrava una promessa di felicità. La realtà, però, è stata diversa. Vivo nel quartiere Tor Pignattara. Rumoroso, duro, stanco. Ma è l’unico posto in cui l’affitto era, in qualche modo, sostenibile. Sono venuta qui per amore. Per una persona che prometteva una famiglia. Per un futuro che non è mai arrivato. Dopo un anno mi ha detto una sola frase: — «Non sono pronto a fare il padre. Ce la farai da sola». E se n’è andato. Lasciandomi incinta, senza sostegno, senza famiglia, senza un paese che potessi davvero chiamare “casa”. Oggi cresco mio figlio da sola. Si chiama Marco, ha 3 anni. Le mie giornate sono tutte uguali: 06:00 — mi alzo in silenzio per non svegliarlo 07:00 — accompagno Marco all’asilo 08:00 — corro al lavoro Lavoro in un magazzino di confezionamento: scatole, prodotti chimici, alimentari, pallet, turni infiniti. Le mani piene di tagli. La schiena che fa male come se avessi il doppio dei miei anni. Ogni sera ho un solo pensiero in testa: «Non sto vivendo. Sto solo sopravvivendo». E quando Marco mi chiede: — «Mamma, perché tutti hanno un papà e io no?» Sorrido e rispondo: — «Perché tu hai la mamma più forte del mondo». Poi mi giro, per non fargli vedere quanto mi fa male. Un giorno, tornando a casa dopo un turno particolarmente pesante, camminavo su Via Casilina, con le mani vuote e la testa pesante. A casa Marco stava disegnando. Una barchetta. Il mare. Mi ha detto: — «Mamma, guarda: siamo noi. Stiamo andando verso il mare. Quando ci andremo?» In quel momento qualcosa dentro di me si è spezzato. Perché non c’erano soldi nemmeno per delle scarpe nuove, figuriamoci per il mare. Quando si è addormentato, ho iniziato a scorrere il telefono senza pe