Ero seduta sul pavimento della camera da letto a piangere. Mancavano solo 18 giorni al mio matrimonio, tra me e Matteo ci erano rimasti 73 € e dovevamo ancora pagare 4.450 €. Mi chiamo Giulia Romano. Ho 32 anni e vivo a Torino con il mio fidanzato, Matteo. Stavamo mettendo da parte soldi per il matrimonio da quasi due anni. Niente di lussuoso. Una settantina di invitati. Una piccola location fuori Torino. Cena, musica, fotografo. E un abito che aveva fatto piangere mia madre la prima volta che mi aveva visto indossarlo. Avevamo pianificato tutto con attenzione. Poi si è rotto il furgone da lavoro di Matteo. Lavora in proprio come elettricista. Quel furgone non è semplicemente una macchina. Dentro ci sono i suoi attrezzi. I materiali. Senza quel furgone, praticamente non può lavorare. Mi ha chiamata dal bordo della strada e mi ha detto: “Giulia… siamo nella merda.” L’officina ci ha chiamati la mattina dopo. Un problema serio al cambio. E altre cose che si erano rotte insieme. 4.180 €. Quando ho sentito la cifra mi è quasi venuto da ridere. Non perché facesse ridere. Ma perché era praticamente la stessa cifra che ci rimaneva nei risparmi per il matrimonio. Avevamo due possibilità. Lasciare il furgone fermo e Matteo smetteva di guadagnare. Oppure usare i soldi del matrimonio. In realtà non c’era nessuna scelta. Abbiamo pagato. Due anni passati a mettere via soldi poco alla volta sono spariti con un unico bonifico. Dopo l’affitto e le normali spese del mese, tra i nostri conti erano rimasti: 73 €. E tra diciotto giorni dovevamo ancora pagare: 1.850 € per il mio abito e le modifiche. 900 € al fotografo. 1.700 € alla location e al catering. Totale: 4.450 €. Mi sono seduta sul pavimento della camera con il telefono in mano e ho iniziato a piangere. Matteo continuava a ripetere: “Troveremo una soluzione.” Ma lo sentivo dalla sua voce. Non aveva idea di come. Nemmeno io. Non volevo chiedere un altro prestito. Non volevo che fossero i nostri genitori a pagare il matrimonio. E