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Marco Acerbi с 2026-04-08 · картинка · 🇮🇹 итальянский
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Ragazzi, mi chiamo Marco Acerbi, ho 27 anni e lavoro come OSS in un ospedale di Milano. Vi giuro su tutto: chi non ha mai messo piede nel SSN non ha la più pallida idea di quanto ti sfondi questo mestiere. Non è “un lavoro un po’ pesante”. È una roba che ti succhia l’anima. Ti siedi due minuti in pausa e ti viene da piangere senza motivo, giuro. Sono entrato nel settore perché volevo fare qualcosa di concreto, qualcosa di stabile, qualcosa che avesse senso. Invece metà del tempo lo passi a fare roba che coi pazienti non c’entra un cazzo: moduli, password, schede rischio, segnalazioni, mail della direzione su tagli, budget e “ottimizzazione risorse”. Stampi, firmi, scannerizzi, carichi sul sistema… e poi ti dicono che hai caricato nel portale sbagliato. Intanto il reparto è sempre in ginocchio per mancanza di personale e i pazienti continuano a chiamare. Turni da 10-12 ore, giorno, notte, festivi, weekend. Il calendario sembra fatto da uno ubriaco. Finisci il pomeriggio e due giorni dopo sei già di notte. Mangi quando capita, caffè freddo, piedi a pezzi, schiena a pezzi. Entri che fuori è ancora buio e esci che è di nuovo buio. A fine mese, dopo tasse e contributi, ti arrivano in tasca tra i 1.650 e i 1.750 netti. Affitto di una stanza in appartamento condiviso: 650 euro. Abbonamento ATM, spesa, bollette e ogni tanto do una mano a mia mamma. Risultato? Sempre al verde. Sempre. E la cosa che ti distrugge di più non è neanche la fatica fisica. È aprire l’app della banca dopo aver passato la giornata a tenere in vita la gente e vedere che sei comunque in rosso. Ti fa venire un nodo allo stomaco che non ti immagini. La notte peggiore è stata una di quelle di turno. Erano tipo le 3:40, ospedale silenzioso, luci che ti accecano. Ero seduto in corridoio ancora in divisa azzurra, distrutto. Apro l’app della banca: 64 euro. E mancavano ancora più di dieci giorni alla paga. Me ne stavo lì a fissare lo schermo pensando: «Cazzo, io aiuto le persone a non morire…

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