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Mi hanno dato 72 ore. 72 ore per non perdere tutto. Ricordo esattamente il momento in cui la mia vita è cambiata per sempre. Mi chiamo Giulia Rossi. Ho 34 anni. Vivo a Desio, vicino a Milano, insieme a mio marito Marco Rossi e nostra figlia Sofia di 6 anni. Da sempre sognavamo una casa nostra. Lavoravo come infermiera all’ospedale di Monza, Marco era meccanico in un’officina della zona. Guadagnavamo poco, ma onestamente. 6 anni fa abbiamo preso la decisione più grande della nostra vita: abbiamo comprato una piccola casa con giardino a Desio per 285.000 €. Abbiamo fatto un mutuo e la rata mensile era di circa 1.280 €. Era dura, ma ce la facevamo. Tutto andava bene… finché tutto non è crollato. All’inizio del 2025 l’officina di Marco ha chiuso e lui ha avuto un incidente sul lavoro, perdendo la possibilità di fare lavori pesanti. Il mio stipendio da infermiera e i pochi sussidi non bastavano nemmeno per le bollette e le medicine. Abbiamo iniziato ad accumulare debiti. Un mese. Tre mesi. Otto mesi. UniCredit mi chiamava ogni giorno. Poi sono arrivate le raccomandate del tribunale. E alla fine l’ultimatum dell’ufficiale giudiziario. Debito: 52.780 €. Se non avessimo pagato in tempo, sarebbe partito il pignoramento. Avremmo perso la casa. E adesso restavano solo 72 ore. Ero bloccata in cucina, con il telefono che mi tremava in mano. È entrato Marco. Ha visto la mia faccia. — «Giulia? Che è successo?» Gli ho mostrato la lettera. Non ha detto niente. Si è seduto accanto a me, mi ha preso la mano. E siamo rimasti così, in silenzio, a guardare il muro. Sofia era nella sua cameretta. Sentivamo la sua vocina mentre giocava con le bambole. Continuavo a pensare: tra tre giorni non avrà più la sua stanza. Quel pensiero mi ha distrutto. Quella notte non ho chiuso occhio. Ero sdraiata a fissare il soffitto dopo un turno massacrante in ospedale, i pensieri giravano a vuoto. Le cifre che mi ballavano davanti agli occhi. 52.780 €. E nessuna speranza. Verso