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Il giorno dopo volevo già mandare Marco a fanculo Mi chiamo Andrea Conti, ho 37 anni e vivo a Torino. Lavoro come responsabile in un’azienda di logistica. Mi occupo soprattutto di percorsi, consegne e di quelle situazioni in cui un carico doveva essere in un posto alle nove del mattino e alle nove e dieci qualcuno ti sta spiegando perché si trova ancora a duecento chilometri di distanza. Il lavoro va bene. Guadagno bene. Mia moglie Giulia lavora in una piccola clinica dentistica. Stiamo insieme da otto anni e viviamo in un appartamento di nostra proprietà. L’appartamento non era nuovo quando l’abbiamo comprato, quindi nel tempo abbiamo cambiato alcune cose per renderlo più nostro. Prima la camera da letto. Poi il divano in soggiorno. Poi il bagno. La cucina, invece, era rimasta quella vecchia. Non sta cadendo a pezzi. Le ante non si staccano. Il piano cottura funziona. Anche il frigorifero. Semplicemente sembra una cucina scelta quindici anni fa — perché più o meno è proprio così. Da circa due anni Giulia vuole rifarla completamente. Pensili nuovi. Piano di lavoro chiaro. Cassetti seri. Elettrodomestici da incasso. E una colonna alta accanto al frigorifero che ormai mi avrà mostrato cinquanta volte. Sul telefono ha perfino una cartella separata piena di foto di cucine. Ogni tanto, la sera, si siede accanto a me e dice: — Guarda. Io so già cosa sta per succedere. — Ancora la cucina? — Guarda e basta. E si comincia. Ante così. Piano di lavoro così. Qui si potrebbe mettere l’illuminazione. Queste maniglie non le piacciono. Queste invece sì. Una volta abbiamo perfino fatto venire qualcuno a prendere le misure. La cucina che Giulia voleva davvero, compresi gli elettrodomestici, veniva circa 13.000 €. Avremmo potuto farla. Solo che ogni volta guardavo la nostra vecchia cucina e pensavo: “Ma funziona ancora.” Giulia rispondeva sempre nello stesso modo: — Andrea, la cucina non deve prima esplodere perché possiamo comprarne una nuova. Io dicevo: — La facciamo. — Quando? — Un