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Marco Acerbi с 2026-04-07 · картинка · 🇮🇹 итальянский
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HO 27 ANNI E LAVORO COME OPERATORE SOCIO-SANITARIO IN UN OSPEDALE DI MILANO. E giuro: chi non lavora nel SSN non ha la più pallida idea di quanto sia sfibrante questo lavoro. Mi chiamo Marco Acerbi. Ho 27 anni e sono di Milano. Giuro, le persone fuori dal sistema sanitario non hanno idea di quanto ti distrugga davvero questo lavoro. Non è solo «un po’ stanco». È stanco vero, di quelli che ti siedi cinque minuti e senti che potresti scoppiare a piangere senza motivo. Sono entrato nel settore sanitario perché volevo qualcosa di stabile, qualcosa di utile, qualcosa con cui potessi davvero costruirmi una vita. Quello che nessuno ti dice è che metà del lavoro non c’entra niente con i pazienti. Sono moduli. Login. Password. Schede di rischio. Segnalazioni di incidenti. Email dalla direzione su budget, obiettivi e tagli al personale. Stampare, firmare, scannerizzare, caricare… e poi ti dicono che l’hai caricato nel sistema sbagliato. Intanto il reparto è sempre sotto organico e i pazienti hanno comunque bisogno di aiuto. Faccio turni da 10-12 ore. Giorno, notte, weekend. A volte finisci il turno serale e due giorni dopo sei già di notte perché il calendario è un casino. Salti i pasti. Bevi caffè freddo. I piedi ti fanno male da morire. La schiena è andata. Entri in ospedale che è ancora buio e esci che è già buio. E a fine mese, dopo tasse e contributi, prendo a casa circa 1.650-1.750 euro netti. Affitto di una stanza in appartamento condiviso a Milano: 650 euro. Abbonamento ATM. Spesa. Bollette. E aiuto un po’ mia mamma a casa. A fine mese sono di nuovo al verde. Sempre. E questo è quello che ti logora di più. Lavori in ospedale. Aiuti le persone ogni giorno. Ti occupi di dolore, famiglie, emergenze. Poi apri l’app di Intesa Sanpaolo e pensi: «Come cavolo è possibile che io sia ancora al verde facendo questo lavoro?» Questo ti entra in testa più di quanto la gente immagini. I turni peggiori sono quelli di notte. Verso le 3 di mattina l’ospedale diventa silen

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