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Mi chiamo Marco, ho 46 anni. Nato e cresciuto vicino a Bari. Quando non lavoro, sono al bar con gli amici, oppure a pescare sulla costa. I miei weekend iniziano presto — un caffè al volo, il telefono in tasca, e un po’ di silenzio prima che ricominci la solita corsa. Qualche mese fa sono tornato a casa dopo una giornata lunga. Avevo ancora addosso l’odore di mare e sudore. La macchina piena di attrezzi. Mia moglie in cucina, con la lista della spesa davanti: benzina, bollette, gita scolastica di nostra figlia. Niente di grave, ma quella pressione lenta, che ogni famiglia italiana conosce, c’era anche stavolta. Un amico, Davide, mi aveva parlato di questa app. Non una di quelle cavolate piene di pubblicità che ti inseguono ovunque. Una roba ufficiale. Registrata. Semplice. Mi ha detto: “Non fare lo scemo. Fai la verifica, prendi il bonus, fai due o tre giri. Se vinci, incassi e chiudi. Tutto qua.” Ci ho riso su. Poi è arrivata la bolletta dell’ENEL lo stesso giorno in cui il lavoro è calato, e ridere non era più così facile. Quella sera ho provato. Seduto in balcone, stanco, il cane che dormiva sotto la sedia. Ho scaricato l’app. Verifica in due minuti. Ho messo pochi euro — meno di quanto spendo per un pacchetto di sigarette. Ho preso il bonus. Ho aperto uno dei giochi suggeriti. Mi sono dato una regola: 2 o 3 giri e stop. Non è stato un miracolo. Ma dopo pochi secondi mi arriva la scritta: “Pagamento ricevuto.” Non era una fortuna. Ma bastava per fare benzina e prendere un panino decente. Non ho gridato. Non ho fatto storie. Ho cliccato “Preleva”, spento l’app — e sono tornato alla mia serata. Il weekend dopo, stessa cosa. Fornello acceso. Gioco basso. Due o tre giri. Se andava bene, prelevavo. Se no — chiudevo tutto e via. Alcune sere niente. Altre sere — una bolletta in meno da pensare: il telefono, le scarpe per la bimba, quel ticket medico che arriva sempre a sorpresa. Quello che mi piace non è il gioco. È il controllo. Niente sistemi. Niente “questa è