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Royal Joker
Non avrei dovuto scrivere tutto questo. Ma non riesco più a tenermelo dentro. Prima di continuare a leggere, sappi solo una cosa. Non sono il tipo di persona che fa cose del genere. Non lo sono mai stato. Per più di venticinque anni ho stretto i denti quando le cose andavano male. Me la sono sempre cavata da solo. Senza lamentarmi. Poi è arrivato il giorno in cui il proprietario ha bussato alla porta: “O paghi o sfratto”. Io avevo 41 € in tasca. Ma tre persone a cui ho raccontato questa storia nella vita reale mi hanno detto la stessa cosa: “Marco, scrivila. Quelli come te credono di affrontare tutto da soli. Non è vero.” Va bene. Una volta sola. Senza mentire. **Chi sono** Mi chiamo Marco Bianchi. Ho 38 anni e vivo alla periferia di Milano, non lontano dal centro. Lavoro in cantiere da quindici anni. Muratore, carpentiere, quello che serve. Alzo mattoni, porto sacchi di cemento, monto ponteggi. La schiena mi fa male ogni sera, le mani sono sempre piene di calli e piccole ferite. Se adesso stai pensando: “Ecco, un altro che racconta quanto è bravo”… ti capisco. Penserei lo stesso. Magari immagini uno a cui i genitori hanno lasciato tutto mentre lui stava sul divano a contare i soldi. No. Non è andata così. Mia mamma faceva le pulizie. Mio padre… meglio non parlarne. Semplicemente non c’era. Ho capito presto cosa significa non avere i soldi a casa. A 16 anni ho iniziato a lavorare. Prima in cantiere, a portare sacchi di cemento e a mescolare il calcestruzzo. Poi in magazzino, scatoloni fino al soffitto, schiena a pezzi. Avevo sempre due lavori contemporaneamente. Vivevo in stanzette minuscole con altri ragazzi: 9 metri quadri, materasso sprofondato. I soldi che prendevo non li buttavo. Li mettevo da parte. Avevo un obiettivo: una vita degna per la mia famiglia. Gli anni passano. Ho conosciuto Laura. Lavorava come cameriera, si alzava alle 5 come me. Parlavamo di progetti mangiando pasta e bevendo un bicchiere di vino. È nata Sofia, poi Matteo. Lì ho capito